Un uomo dabbene

A nove anni, per una prova di coraggio imposta dal branco, nondimeno plagiato dalla popolarissima filastrocca che da ogni televisore risuonava minacciosa e provocatoria – “Chi non mangia la Golia o è un ladro o è una spia” – aveva rubato due pacchetti di Golia bianche all’unico tabaccaio del paese. Un gesto preparato a lungo ed eseguito alla perfezione, mentre questi si era assentato dal banco, attardandosi nel retrobottega alla ricerca di chissà cosa.
Trentasei anni dopo si ripresentò. Il tabaccaio era lo stesso, neanche tanto invecchiato. Prese due pacchetti di Golia bianche dall’espositore, pagò. Ma appena il tabaccaio girò un attimo lo sguardo stanco verso il televisore acceso, con un gesto fulmineo rimise le Golia al loro posto. Salutò sommessamente, con un sorriso malinconico, prolungando il più possibile il commiato, nella folle e infantile speranza di essere riconosciuto. Ripensò alla filastrocca, e al gusto insopportabile di gomma arabica e liquirizia, al cui ricordo indelebile era stato condannato per tutto quel tempo, poi uscì finalmente.
Era tornato in città solo per firmare l’atto di vendita della casa, ereditata dai suoi. E per ripartire subito dopo, per sempre. Senza rimpianti. Né rimorsi.

Un pensiero riguardo “Un uomo dabbene

  1. bello, particolare questo racconto, breve e incisivo. ricco di malinconia, mi ha riportato indietro a tanti anni fa. grazie.

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