De Natura Deorum

Senza indugio io vi sfido. Provate a scoprire chi sono, voi esseri umani, prima che sia io stesso a rivelarvelo.
Pregusto il vostro stupore. Certo non vi spiegherete come io possa parlare con voi, addirittura in forma scritta. E come sia riuscito ad ingannarvi, a prendermi gioco della vostra credulità, quando avrete finito di leggere.
Genesi. Intanto io vi guardo dall’alto da sempre, nei secoli dei secoli. Entità, opera d’arte, capolavoro unico e impareggiabile. Nella storia del mondo, non si contano i tentativi di imitazione.
Esisto dunque da tempo immemorabile. Anche se adesso non è più come una volta. Intorno a me, nessuna bellezza. Tutto irriconoscibile, sciatto, malandato, sudicio.
Voi uomini non avete più alcun rispetto per me. Mi rivolgete i vostri pensieri irriverenti solo perché siete convinti che io possa esaudire le vostre richieste, soddisfare ogni più egoistico desiderio. Mi chiedete di risolvere i vostri problemi terreni e affidate alla mia benevolenza soltanto sogni materiali.
Mi arrivano richieste di ogni tipo. Quelli che voi considerate desideri nobili e romantici, io invece li trovo assurdi, spesso folli, malvagi, perniciosi. Non vi rendete conto della vostra follia. Quanto inganno si nasconde in voi, nelle vostre richieste apparentemente magnanime.
Preghiere irragionevoli. Che il vostro capo venga trasferito altrove, o che muoia il cane del vicino e torni la pace. Bramate il successo. Volete accrescere il vostro patrimonio, o se non altro diminuire quello degli altri. Chiedete soldi per una nuova auto, o un viaggio esotico. Pretendete mi eriga a giudice tra contendenti, mentre intanto continuate a consumarvi nell’odio. Avete paura, non trovate il coraggio, cercate consolazione. Siete preoccupati di non riuscire a dimagrire in tempo per l’estate. Volete aggiustare questioni sentimentali come fossero riparazioni meccaniche.
E poi, la sfrontatezza! Arrivate ai ricatti veri e propri. Proprio così, amici miei, voi guardate me dall’alto della vostra supponenza. “Adesso voglio proprio vedere se esisti davvero. E se è vero quello che dicono, che basta rivolgersi a te. Ecco, trovami un modo per uscirne. Ti do tre giorni di tempo!”. Come fosse una sfida tra pari.
Ogni giorno, uomini stolti e dissennati mi chiedono di cambiargli la vita. Non importa se poi questo cagiona la rovina delle vite altrui.
Confesso, mi capitano anche episodi divertenti. Sapete, per esempio, cosa mi chiedono di frequente i bambini? Cambiare mamma e papà. Non nel senso di migliorarli! No, vogliono proprio sostituirli con altri nuovi.
Ebbene miei benedetti figliuoli, sono tante le disgrazie che voi uomini vi augurate tra di voi che, se anche io potessi realizzarle tutte insieme, il mondo si autodistruggerebbe in un secondo.
Siete fatti così. E’ la vostra natura. Io vi capisco, perché vi conosco bene. Pensate di avere un difetto di fabbrica, un errore di creazione originario. La vostra vita non è perfetta e siccome questo non potete sopportarlo, ve la prendete con me.
Ciò che è stupefacente, però, è che vivete col bisogno irresistibile di affidare i vostri ardenti desideri a qualcuno. E non solo. Quando poi si realizzano, invece di rendervi conto degli enormi sforzi che avete fatto, riconoscendo perciò i vostri meriti, siete subito pronti a credere sia stato tutto opera mia, e me ne fate voto eterno.
Per carità, lo ammetto. Ve lo lascio credere volentieri, cedendo alla lusinga, seppur ingannevole. Ma io non faccio niente di niente. Io sto solo fermo qui, a guardare. Siete voi a far accadere le cose, oppure a ostacolarle con la vostra rassegnazione.
Quelli che chiamate desideri non sono altro che i vostri propositi. Gli uomini realizzano il proprio destino da soli, col sacrificio, il coraggio, la pazienza e la determinazione. Al contrario, senza tutte queste cose, falliscono.
Ma questo vi ostinate a non volerlo capire. Sentite la necessità di cercare le ragioni dei successi e degli insuccessi all’infuori di voi. E quindi, avete bisogno della fede. Non potete fare a meno di credere e di vivere da credenti. E se qualcosa va storto con la fede, allora pronti con la magia, la scaramanzia, la fortuna, il destino.
Non vi rassegnerete mai all’evidenza.
Signori miei, ma davvero ancora non ci siete arrivati? Cosa credete? Che io sia Dio?
Ma andiamo, io sono solo una vecchia e logora fontana dei desideri.
Dicono io sia il più bel monumento della città eterna. Forse un tempo. Ora non più.
La verità è che adesso sono solo travertino consunto e corroso, senza più candore, muschio rancido e maleodorante. La mia pancia è una vasca piena d’acqua torbida e putrescente.
Non ho mai avuto alcun potere, io.
Come potete essere così sciocchi da credere che, lanciandomi un’insulsa monetina, io possa soddisfare le vostre stupide e misere richieste?

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