Il clamore del silenzio

In stazione son rimasto impalato a guardare i binari morti. E i treni in partenza, gonfi di mille storie da sparpagliare altrove, lontano da questa città inerme.
Tu, che hai detto solo – Ciao, grazie del passaggio. E io, che non ti ho chiesto neanche dove pensarti, domani.
Dimentichi l’uno all’altra. Come l’acqua, che scivola via dalla roccia e non ricorda di essere stata ghiaccio, durante l’inverno.
Ho buttato via la tua copia delle chiavi. E ho sbattuto la porta con rabbia, dietro di me. C’è rancore, per gli anni persi. Nessuna cena sul tavolo stasera. Ma sono solo, finalmente.
Per quanto tempo, tornando a casa, ho desiderato ritrovare l’incanto. Soltanto il silenzio ad aspettarmi. Spazi vuoti. E nessun amore a cui rendere sacrificio.
E invece mi ritrovo insonne, sotto un frastuono assordante di ricordi che si sovrappongono. In ogni stanza, in ogni angolo. Reclamano il tempo passato, tutti questi oggetti. Nessuno dei quali è mai appartenuto a me soltanto.
Aspetterò le prime luci. Poi andrò a cercarmi un altro posto, che mi basti.

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