Della specie umana

Sono lì che passeggio nel parco, come tutti i giorni. Conto quelli che hanno un cane e quelli no. Non c’è gara.
La moda di legarsi alla corda di un cane pare abbia attecchito tantissimo negli ultimi anni. Una volta ai giardini la gente ci portava i bambini, adesso sono i cani a portarci a spasso la gente.
Mi fermo malvolentieri a salutare una coppia di conoscenti, hanno anche loro un cane.
Lei mi fa: sai, non abbiamo voluto figli, però abbiamo Achille, che per noi è molto più di un figlio. Io guardo perplesso il quadrupede, mentre sgancia due polpettoni mollicci sulla ghiaia bianca. Il mio amico, come fosse il gesto più appagante del mondo, li raccoglie docile con un guanto trasparente, li modella come fossero neve, poi ripone tutto in un cartoccio di carta e mi guarda sorridente. Intanto lei mi assicura che io non posso neanche immaginare quanta cura e quanta pazienza richieda l’amore per gli animali. Mi dice proprio così. Allora comincia a spiegarmi per filo e per segno. Che l’han dovuto sterilizzare in anestesia generale, che l’han castrato che non aveva ancora quattro mesi, che gli han mozzato la coda e anche le orecchie non ho capito bene perché, che l’han sverminato 4 volte, che poi gli hanno inserito un microchip sottopelle, e altre amorevolezze ancora.
Povera bestiola, penso tra me e me, impietrito.
“E tu?” mi fa lei per rompere il silenzio, avendo notato il mio imbarazzo.
“Chi io? No, io purtroppo no, io non amo gli animali. Cioè si, ma non così tanto” gli rispondo.
Poi mentre me ne torno a casa, rimugino. Che cazzo posso sapere io dell’amore per gli animali? Che ho solo fatto tre figli. E che son vegetariano da tredici anni.

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