Manifesto

Licenza Copyleft

Le opere pubblicate su Racconti Clandestini sono tutte dell’autore VINZ P, pubblicate rigorosamente sotto licenza Copyleft Creative Commons.
In sostanza, libera e gratuita diffusione a costo di citare l’autore: Vincenzo VINZ P Portone.

VINZ P e il progetto Racconti Clandestini

Credo che la nostra epoca abbia prodotto, che ci piaccia o no, dei cambiamenti irreversibili anche nei modi di fruire l’arte. Nuovi linguaggi, nuovi contenuti e nuove forme espressive. Il libro, così come è stato finora, presto non avrà più ragione di essere. Saranno sempre meno le persone che vorranno leggere un romanzo di 600 pagine, e le statistiche in merito sono inequivocabili. Io questo certamente non lo condivido, ma ne prendo atto. Bisogna iniziare a pensare a nuove forme di espressione.
In futuro, credo scompariranno del tutto gli artisti che vivono dei soli diritti di pubblicazione.
Tutto questo lo ritengo paradossalmente giusto. Ho sempre creduto nella libera diffusione della conoscenza e della cultura. E provo tristezza quando penso all’arte, trincerata dietro una biglietteria. Gli artisti che hanno fatto la storia, per la maggior parte, non hanno mai tratto i mezzi con cui sostentarsi dalle proprie opere. Questo è stato a mio parere il loro biglietto per l’eternità. E sarà così anche in futuro.
Nel mio piccolo, dovendo scegliere, preferirei vedere le mie storie lette da diecimila lettori senza guadagnare un centesimo, che vendere mille copie a percentuale con l’editore.
Per questo, il mio lavoro è una cosa, scrivere è un’altra.

Di cosa scrivo e perché

Nei miei testi non faccio mai riferimento esplicito a violenza, delitti, crimini, fatti di sangue, omicidi seriali, pedofilia, ecc. E’ una scelta personale. Controcorrente, anacronistica, se volete. Ma, a mio modestissimo parere, è in corso un mutamento nella società, che produce una specie di massificazione della violenza, che da fenomeno sociale (devianza) diventa “presunta” espressione culturale. Tutti i canali di comunicazione (giornali e televisione) e anche l’arte contemporanea (cinema e letteratura in primis) hanno deciso di cavalcare l’onda commerciale dilagante, producendo i nuovi generi del terzo millennio.
Personalmente, mi tiro fuori da questa ossessiva mercificazione dell’arte!
Io vivo in un mondo diverso. Nella vita reale di tutti i giorni, non assisto a delitti né sono implicato in fatti criminosi, non ho vicini di casa serial killer, non vedo terroristi attorno a me. Questi fatti esistono – chi può negarlo? – ma non ne concepisco la spettacolarizzazione e soprattutto non ne condivido la morbosità. Credo essa sia diffusa e alimentata sistematicamente sulle nostre teste allo scopo di controllare la paura collettiva. La paura è una leva importante del Pil e della politica, non lo dico io, ci sono degli studi autorevoli che lo sostengono da sempre. Per questi motivi, quando ho iniziato a scrivere, ho capito che mi sarebbe piaciuto, se mai ne fossi stato capace, usare un “altro” punto di vista.
Sono sempre stato attratto dall’insegnamento dei grandi maestri, i neorealisti, Pasolini, Calvino, De Andrè per la poesia, e dai film d’autore degli anni settanta ed ottanta, dalle battaglie per i diritti civili.
Voglio concentrarmi su queste cose e non voglio esserne distolto. Non voglio alleviare la mia sofferenza esistenziale, non voglio cercare la felicità, né voglio “drogarmi” per fuggire da paure che non ho.
Cerco di scrivere contenuti, innanzitutto. Non credo nel formalismo della Grande Letteratura Classica, fine a sé stessa. Come ha dimostrato il punk nella musica, per me il messaggio è più importante della forma, delle regole, dei canoni. Scrivi se hai qualcosa da dire, non perché sei bravo a farlo.

Temi e personaggi

La mia scrittura è fatta essenzialmente di storie e personaggi. Io guardo alle narrazioni del quotidiano. Alle linee di confine dell’essere umano, spesso ai margini, disadattato, diverso, a volte antisociale, disobbediente.
I personaggi che prediligo sono quelli che, per scelta o per necessità, si collocano ai margini della società, non ne fanno mai pienamente parte, non si lasciano irretire. Dei miei personaggi mi piace pensare: anche se tutti, loro no.

Il mio punto di vista

Mi piace esplorare l’animo umano, studiarne le dinamiche, capire i comportamenti. Preferisco raccontare storie basate non su fatti o eventi centrali, ma periferici, marginali. Guardo al pensiero umano come l’unica verità esistente, non credo alla metafisica, alle religioni trascendentali, alla spiritualità.
Prediligo scrutare le mie storie dall’esterno, con sguardo minuzioso verso i dettagli. Un punto di vista, se possibile, realistico, non idealizzante.

Stile e linguaggio

Non ho mai pensato di voler creare e poi utilizzare un linguaggio unico, uno stile riconoscibile, che mi rappresenti e mi caratterizzi. Mi piace piuttosto sperimentare, passare da un racconto volutamente sgrammaticato ad un altro formalmente ineccepibile. Le parole ed il loro fluire devono essere legate al pensiero. Provo fastidio nel leggere autori e libri dove un semianalfabeta usa un lessico da filologo navigato e viceversa. Nelle mie storie non voglio essere io al centro, ma i personaggi, con le loro peculiarità, i loro modi di essere e di parlare. A parlare sono loro. O meglio, loro dettano, io scrivo.

Perché anche io, come tutti, scrivo

Ho scritto sin da piccolo, esattamente come tutti. Compilavo diari con liste e resoconti, pensieri e testi su qualunque cosa. Pruriti giovanili, niente di più.
Poi a 40 anni ho scoperto la scrittura, la creazione, la finzione, la narrazione. Ed ho capito che non si può scrivere per sé stessi. Tutti, anche se abbiamo pudore ad ammetterlo, scriviamo per farci leggere, da più gente possibile. E’ il nostro ego che cerchiamo di soddisfare, alla ricerca di affetto, consenso, riconoscimento e chissà quale altro sentimento inespresso.
Allora ho iniziato a scrivere davvero. Ho vinto subito qualche concorso semisconosciuto, poi una menzione speciale ad uno molto importante, e a seguire una pubblicazione su una antologia Einaudi, molte altre su siti online. Tutto in meno di un anno, il 2009.
Mi son piovuti addosso complimenti inaspettati, manifestazioni di interesse, richieste di interviste, inviti a leggere in pubblico. Insomma, le cose che fanno gli scrittori veri di oggi. Ho avuto paura. Ho smesso.
In verità, non ero pronto. Non avevo vissuto abbastanza e non avevo letto abbastanza libri.
Nel 2017, ho ripreso i vecchi testi pensando di revisionarli. Poi invece ho deciso di lasciarli com’erano, nella loro versione unopuntozero. E allora ho ricominciato a scrivere storie nuove.
Da qui, sono nati i progetti Unopuntozero e Racconti Clandestini.
Non saprei dire quale sia il mio obiettivo o il sogno nel cassetto, cosa vorrei essere o diventare. Forse un giorno arriverò a scrivere un romanzo intero, forse meglio di no. Intanto, con le mie piccole storie semplici, i versi liberi ed i miei racconti brevi, mi godo questo bel viaggio, la scrittura. E questo è quanto.